CONOSCIAMO I NOSTRI ANTENATI

Questa è la relazione della nostra uscita al Civico Museo di Storia Naturale.

Le notizie sul Museo di Storia Naturale sono tratte da Wikipedia.

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Giovedì 26 novembre 2009 siamo andati a visitare il Museo di Storia Naturale che si trova all'interno dei Giardini di Porta Venezia.

Questo meraviglioso museo della nostra città è stato fondato nel 1838 per volontà del naturalista Giuseppe De Cristoforis ed è uno dei musei naturalistici più importanti d'Europa.

L'attuale sede fu appositamente costruita fra il 1888 e il 1893 in stile neoromanico con accenni di stile neogotico su progetto dell'architetto Giovanni Ceruti.

 

 

 

 

 

Il Museo fu quasi totalmente distrutto durante un bombardamento nel 1943, con la perdita di circa la metà dei materiali delle collezioni.

Ricostruito dopo la fine della seconda guerra mondiale, riaprì definitivamente al pubblico nel 1952.

Oggi il museo possiede 23 saloni di esposizione e preserva quasi 3 milioni di pezzi.

Possiede inoltre la maggiore esposizione di diorami d'Italia.

 

 

 

 

 

Qui siamo in fila davanti all'ingresso, armati di macchine fotografiche e bloc notes, in attesa che arrivi la nostra guida.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nicolo è molto contento questa mattina ed è molto eccitato da questa prima uscita.

Non lascia mai la mano di Alessadra e attende incuriosito l'ingresso al Museo.

 

 

 

 

 

 

 

La nostra visita inizia dalla sala dei dinosauri. Qui sono esposte le ricostruzioni dello scheletro di tre enormi dinosauri: il T Rex, che si vede nella foto, lo stegosauro e l'allosauro.

I dinosauri vissero e dominarono il nostro pianeta fino a circa 64 milioni d'anni fa, poi si estinsero.

A quell'epoca i mammiferi avevano già fatto la loro comparsa, ma erano animali prevalentemente notturni e delle dimensioni di un topo.

La scomparsa di questi grandi rettili permise lo sviluppo dei mammiferi, che fino a quel momento non avevano potuto affermarsi.

 

 

 

Purgatorius è il nome di un piccolo animaletto da cui hanno origine tutti i primati (cioè mammiferi che comprendono proscimmie, scimmie e uomo).

Il suo nome deriva dal fatto che è stato ritrovato in una zona molto arida e praticamente invivibile degli Stati Uniti.
Il museo conserva un piccolo frammento di mandibola, da cui è stato ricostruito l'intero corpo e grazie alla quale è stato possibile risalire alle sue abitudini.

Di aspetto molto simile a un topo e dal peso di circa 90 grammi, Purgatorius era un animale arboricolo, cioè viveva sugli alberi delle grandi foreste pluviali che in quel perido si estendevano sul pianeta.
La sua alimentazione, con tutta probabilità, era a base di insetti, lucertole, altre piccole prede e frutta.

 

 

Andrea, la nostra guida, ci ha fatto sedere di fronte a una vetrina e, dopo averci presentato Purgatorius, ci ha illustrato le principali caratteristiche dei primati: mano prensile, visione frontale e, nell'uomo, postura eretta.

Queste tre caratteristiche hanno permesso alla nostra specie di svilupparsi in modo straordinario rispetto a tutte le altre ed ora vedremo il perché.

 

 

 

 

 

 

Questo è il campo visivo di tre animali: l'antilope (a sinistra), il leone (al centro) e il babbuino (a destra).

Confrontando il campo visivo dell'antilope con quella del babbuino, notiamo che l'antilope ha un'ampia visuale posteriore, caratteristica che le deriva dal fatto di avere gli occhi laterali. Questa caratteristica le permette di accorgersi se ha nemici alle spalle e di scappare rapidamente. La sua visuale anteriore però è molto ristretta.

I babbuini non vedono alle loro spalle, come le antilopi, ma vivendo sugli alberi questa non è una necessità. Hanno, invece, una visione frontale molto più ampia e, soprattutto, questa posizione degli occhi permette una visione stereoscopica che consente di capire con molta precisione dove si trova un frutto, un oggetto o il nemico.

 

 

 

L'Uomo ha ereditato dai suoi progenitori questa caratteristica, che abbiamo sperimentato con un semplice gioco.

Andrea ci ha invitati a chiudere un occhio e a cercare di congiungere gli indici delle due mani.

Non è stato proprio facilissimo tenere l'occhio chiuso...

 

 

 

 

 

 

...figuriamoci congiungere le dita!!!!

Abbiamo cioè sperimentato che senza la visione stereoscopica fornita da entrambi gli occhi, è molto difficile "prendere le misure".

 

 

 


Circa 7 milioni di anni fa, i primati erano arboricoli, cioè vivevano sugli alberi delle foreste pluviali africane. Poi il clima cambiò e divenne più arido.

 

 

 

 

 

Le scimmie dovettero adattarsi a vivere in un ambiente nuovo: la savana, dove c'erano più pericoli e meno cibo.

Questo cambiamento climatico e ambientale, costrinse i progenitori dell'Uomo ad utilizzare una nuova postura, quella eretta, per controllare la zona circostante.

 

 

 

La postura eretta presentò diversi vantaggi:
maggiore velocità nella corsa
visuale più ampia
liberare definitivamente le estremità degli arti anteriori, che da zampe si trasformano in MANI.

Questo è la ricostruzione dello scheletro di Lucy, l'australopiteco antenato dell'Uomo, ritrovato nell'Africa centro orientale nel 1973.
Lucy era una femmina di circa 20, 25 anni ed era alta circa 1,15 metri. Lucy ha già la posizione eretta, ma sono evidenti alcune caratteristiche ancora "scimmiesche", come la lunghezza delle braccia.

 

 

 

Le mani dell'Uomo sono strumenti davvero eccezionali e hanno permesso alla specie di sviluppare intelligenza, tecnologia, linguaggio...

Nonostante le profonde somiglianze, questa è la differenza fra il volume cerebrale di un essere umano e quello di uno scimpanzé.
Forse le cause che hanno portato a questo aumento di volume sono molteplici, ma non vi è dubbio che la MANO è stata una delle principali artefici di questo cambiamento evolutivo.

 

 

 

 

 

La mano dell'Uomo si presenta come una estremità con 5 dita di diversa lunghezza (differentemente da quelle delle scimmie che, invece, le hanno tutte pressoché uguali).

Un posto particolare è occupato dal pollice, corto, molto muscoloso e direttamente innestato nel polso. Questo permette al pollice di essere opponibile, permettendo sia una presa "a tenaglia" (che hanno anche le scimmie) sia una motricità fine molto sviluppata (che invece le scimmie non hanno).

 

 

 

Come si può notare in questa ricostruzione, anche le scimmie sono in grado di utilizzare strumenti.
Qui osserviamo una femmina adulta di scimpanzé che con un legnetto preleva delle termiti e le offre al suo cucciolo.

Tuttavia, l'abilità manuale delle scimmie, soprattutto rispetto al movimento fine, non è paragogabile con quello dell'uomo e questo dipende dal fatto che le dita sono più o meno della stessa lunghezza.

 

 

 

 

Questa abilità, unita ad una indubbia intelligenza, ha portato fin dagli albori della specie, alla produzione di manufatti e strumenti di lavoro.

Questi nella foto sono chopper, sassi scheggiati utilizzati per tagliare, raschiare o scavare, realizzati da un antenato dell'Uomo che prende il nome di Homo habilis.

 

 

 

 

 

 

 

La capacità di realizzare manufatti, si è man mano ampliata fino a raggiungere livelli molto elevati.

Già l'Homo erectus era in grado di cacciare con lance e lame, conosceva il fuoco che utilizzava per riscaldarsi, proteggersi dagli animali feroci e per cuocere cibi.

 

 

 

 

 

 

 

Infine, va detto che la specie umana ha avuto i natali nella zona chiamata Rift Valley, un lunghissimo corridoio che va dalla Siria al Mozambico, nella parte orientale del continente africano.

Da lì, l'Uomo si è diffuso in tutto il pianeta, in un cammino durato migliaia e migliaia di anni.

 

 

 

 

 

E non c'è dubbio...siamo diventati anche molto più carini!