VISITA AL MUSEO EGIZIO DI TORINO

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Il contenuto di questa unità, a cui tutti hanno partecipato, è il risultato del lavoro di ricerca dei bambini della IV C, sotto la supervisione e il coordinamento delle insegnanti. Procedendo nella lettura, chiunque avrà modo di comprendere quanto lavoro e quanto impegno i ragazzi abbiano profuso per portare a compimento le pagine, che possono essere semplicemente lette oppure ascoltate, cliccando su: ascolta.

Venerdì 8 aprile 2011 siamo andati a visitare il Museo Egizio di Torino.
Siamo partiti  intorno alla 9 e poiché c’era molto traffico, soprattutto sulla tangenziale di Milano, siamo arrivati con un certo ritardo. Inoltre, una volta scesi dal pullman, ci hanno dato delle indicazioni sbagliate e ci siamo persi. Per fortuna, ad un certo punto abbiamo incontrato una signora che ci ha accompagnati fino all’ingresso del museo e così, finalmente, abbiamo potuto fare la nostra visita.

 

 

 

La nostra guida ci ha subito portati nella prima sala del piano superiore dove abbiamo potuto osservare il libro dei morti che, insieme ad altri papiri, occupa un’intera parete.

 

 

 

Nella stessa stanza abbiamo potuto osservare diversi reperti archeologici: i ferri chirurgici utilizzati nel processo di mummificazione,

 

 

 

vasi canopi, usati per contenere gli organi del defunto,

 

 

 

 

 

le famosissime mummie di tre sorelle (Gatta, Topina e Buon Anno),

 

 

 

le mummie sbendate di due uomini adulti.

 

 

 

 

Nell’antico Egitto la mummificazione era una pratica destinata non solo alla conservazione degli esseri umani, ma anche a quella degli animali che gli Egizi consideravano sacri: il coccodrillo, il gatto, l’ibis, il babbuino. Infatti, in un’altra sala, abbiamo potuto osservare le mummie di alcuni di questi animali.

 

 

 

 

La nostra guida ci ha spiegato che le tombe egizie non sono state solo le piramidi, destinate ai faraoni e alle regine, ma anche tombe sotterranee fatte costruire da nobili, funzionari dello Stato, sacerdoti, ricchi artigiani. Il Museo Egizio ha la fortuna di ospitare i reperti intatti e perfettamente conservati di un’intera tomba, quella dell’architetto Kha e di sua moglie Merit, che testimoniano il loro livello di benessere. Nella sala a loro dedicata sono visibili oggetti di uso quotidiano, come la parrucca di Merit  e i suoi oggetti per il trucco, i vestiti che utilizzavano, persino scorte di alimenti. Questa è stata una buona occasione per ripercorrere e approfondire il concetto di società egizia e il modo in cui era organizzata.
Prima di entrare nella sala a loro dedicata, abbiamo osservato un plastico che riproduceva la loro casa e la guida ci ha fornito interessanti notizie sul perché questa tomba sia stata conservata così bene per circa 3500 anni.
Dopo avere visitato la stanza di Kha e Merit, la nostra guida ci ha condotti al piano inferiore dove, in una grandissima sala buia con il soffitto che sembrava la volta celeste, abbiamo visto tante statue di divinità egizie. Ci siamo soffermati sulle statue di Sekmet e Bastet
e sulla statua di Ramesse II.
La nostra visita si è conclusa qui ed è stata in verità molto breve.
Siamo dunque usciti e siamo andati all’oratorio Santa Giulia dove abbiamo pranzato e ci siamo riposati un po’.
Verso le 15 abbiamo preso la strada del ritorno e anche in questa circostanza  ci abbiamo messo un sacco di tempo per via del traffico.
Mentre la Freccia Rossa ci superava a fianco dell’autostrada, la maestra Eliana pensava che forse avremmo fatto bene a prendere il treno.