STORIA DEL MUSEO EGIZIO DI TORINO
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Ernesto Schiaparelli
(1856-1928)

Il Museo Egizio di Torino, come quello del Cairo, è dedicato esclusivamente all’arte e alla cultura dell’Egitto antico.
Il museo è stato fondato nel 1824 dal re del Piemonte, Carlo Felice di Savoia, che acquistò un’ampia collezione di reperti (per la precisione 5.268) da Bernardino Drovetti, console francese in Egitto di origini piemontesi, il quale aveva seguito Napoleone Bonaparte nelle sue campagne militari nelle terre dei Faraoni.  Grazie alla sua amicizia con Mohamed Alì, il vice re dell’Egitto, Drovetti riuscì a portare in Europa gli oggetti raccolti e, una volta giunti  a Torino, furono depositati presso il palazzo dell’Accademia delle Scienze che ospita tuttora il museo.
Il Museo Egizio è costituito da un insieme di collezioni che si sono sovrapposte nel tempo. Oggi, le sale del museo espongono circa 6500 oggetti, ai quali si devono aggiungere i 26.000 che sono depositati nei magazzini. Questi ultimi non vengono esposti in alcuni casi per necessità conservative, in altri perché rivestono un interesse unicamente scientifico e sono oggetto di studi.

Dal 1894 al 1928, il museo è stato diretto da Ernesto Schiaparelli il quale, grazie all’attività della Missione Archeologica Italiana da lui diretta, ha arricchito ulteriormente le collezioni del museo. Si deve a Schiaparelli la scoperta della tomba dell’architetto Kha e di sua moglie Merit, i cui reperti sono esposti in perfetto stato di conservazione.

All’epoca di Schiaparelli gli oggetti rinvenuti durante gli scavi venivano ripartiti fra l’Egitto e le missioni archeologiche dei paesi stranieri. Oggi la legge egiziana è molto severa e prevede che i reperti archeologici non possano lasciare l’Egitto, salvo casi eccezionali. L’ultima acquisizione importante del museo è il tempietto di Ellesija, donato all’Italia dalla Repubblica Araba d’Egitto nel 1970 per il significativo supporto scientifico e tecnico fornito durante la campagna di salvataggio dei monumenti nubiani minacciati dalla costruzione della diga di Assuan.

Dopo quello del Cairo, il Museo Egizio di Torino è il più importante al mondo tanto da far dire al grande egittologo e archeologo francese Champollion (colui che ha decifrato la stele di Rosetta permettendo di comprendere la scrittura geroglifica) che: “La strada per Menfi e Tebe passa da Torino”.