MITI E LEGGENDE

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Tra Mito e Scienza

Gli antichi non sapevano darsi le risposte scientifiche che gli uomini possono darsi oggi, grazie al progredire delle scienze e della tecnologia.
Da sempre, però, gli uomini hanno cercato delle spiegazioni ai vari fenomeni che vedevano intorno a sé, in particolare quelli del cielo. Questi sono alcuni miti che narrano la storia di personaggi leggendari dell’antichità, storie nate dalla fantasia dell’uomo nel tentativo di spiegarsi il mondo.

La Via Lattea

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Alcmena era la bellissima figlia di Elettrione, re di Micene, e di Euridice. Il suo sposo, Anfitrione, partì in guerra per vendicare la morte del fratello di Alcmena e, in sua assenza, il dio Zeus che si era invaghito di lei, sia per la sua straordinaria bellezza, sia per la sua fedeltà allo sposo, prese le sembianze del marito e giacque con lei.
Dopo qualche tempo, Alcmena generò due gemelli: Eracle, figlio di Zeus, e Ificlo, figlio di Afitrione.
Quando Alcmena venne a sapere che Eracle non era figlio del legittimo marito, ma di Zeus in persona, capì che il piccolo sarebbe sempre stato perseguitato dalle ire della dea Era e per proteggerlo lo portò in un campo e lo abbandonò, confidando nel fatto che Zeus non gli avrebbe negato la sua protezione.
Zeus, infatti, così fece. Il padre degli dei ordinò al fedele dio Hermes di prendere il piccolo Eracle e di avvicinarlo al seno di Era per succhiarne il latte e diventare, così, invincibile. Hermes obbedì e mentre la dea dormiva appoggiò sul suo seno pieno di latte il piccolo Eracle.
Mentre si stava nutrendo, però, Eracle diede un morso al seno di Era, che si svegliò per il dolore, accorgendosi che stava allattando un bambino sconosciuto.  La dea, inorridita, ebbe un movimento repentino che fece schizzare alcune gocce di latte. Alcune di esse caddero sulla terra e diedero origine ai gigli, altre si sparsero nel cielo notturno dando origine alla Via Lattea.

Un’altra versione vede protagonista la dea Atena. La dea, in complicità con Zeus, portò Era a fare una passeggiata e durante la loro escursione si imbatterono nel neonato. Atena, stupita per la bellezza e la forza del piccolo, suggerì ad Era di attaccarlo al suo seno, perché si nutrisse. Era, intenerita, lo prese e lo attaccò al suo seno, ma egli cominciò a succhiare talmente forte che la dea, gemendo dal dolore lo allontanò da sé. Un getto di latte volò verso il cielo originando la Via Lattea, ma ormai Eracle era immortale e Atena, sorridendo, lo restituì ad Alcmena, raccomandandole di averne cura e di farlo crescere bene.

Gli antichi Egizi consideravano la Via Lattea come una controparte celeste del fiume Nilo: un fiume chiaro che attraversa il cielo notturno esattamente come il Nilo attraversava le loro terre.

Orione

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Vi sono diverse versioni che parlano della nascita di Orione. Secondo la mitologia greca, egli sarebbe figlio di Poseidone, dio del mare, ed Euriale, figlia di Minosse, re di Creta. Secondo la mitologia romana, invece, Orione sarebbe “sbocciato” dalla pelle di un bue stesa a terra e innaffiata con l’urina da Giove, Nettuno e Mercurio. I tre dei avrebbero compiuto il prodigio per ricompensare dell’ospitalità ricevuta Irieo, il quale aveva chiesto di potere avere un figlio senza essere costretto ad avere una moglie. Da questo particolare modo di nascere, sarebbe derivato il nome.
In qualunque modo sia venuto al mondo, a fargli da padre fu Oineo, re di Calidone, con il quale Orione si comportò in modo talmente ingrato che Oineo per punirlo lo accecò.
Orione era un formidabile cacciatore, ed era sempre accompagnato dai suoi fedeli cani, che diedero poi origine alle costellazioni del Cane Maggiore, la cui stella più luminosa è Sirio, e del Cane Minore. Essendo diventato cieco, però, non avrebbe più potuto cacciare. Invocò, così, la clemenza del Sole, perché gli restituisse la vista. Un mattino, i raggi del sole che sorgeva colpirono gli occhi di Orione che si dischiusero.
Di questo bellissimo e potente gigante, si era innamorata la dea Artemide, la dea della caccia, e come lei anche Eos, l’Aurora “dalle rosee dita”.  Aurora riuscì a rapire Orione e a portarlo nell’isola di Delo, dove viveva. Di notte Orione sfuggiva al controllo della dea e andava a caccia, ma non appena Aurora si affacciava nel cielo, il gigante ritornava velocemente nei giardini silenziosi della dea. Ingelosita, Artemide fece pungere Orione dal terribile scorpione e così Orione morì.
Altre versioni narrano che fu invece Orione a innamorarsi di Artemide, ma che questa, votata alla castità, fece pungere Orione dallo scorpione per sfuggire alle sue profferte amorose.
In ogni caso, nella mitologia Orione muore per volere di Artemide e il mito che fa di Artemide “l’assassina” di Orione ricorda che il chiarore intenso della Luna piena attenua la luminosità delle stelle di Orione.

L'Orsa Maggiore e l'Orsa Minore

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Anche il mito dell’Orsa Maggiore e dell’Orsa Minore ha diverse varianti.
La prima è questa: Zeus si era innamorato di Callisto, una ancella di Artemide, e questo aveva suscitato le ire della moglie del padre degli dei, Era, che inferocita aveva trasformato Callisto in un’orsa. Un giorno, durante una battuta di caccia, Arcas, figlio di Callisto, senza sapere che quest’ultima era stata trasformata in orsa, stava uccidendo la madre, ma Zeus e Artemide lo fermarono e posero entrambi in cielo, come l'Orsa Maggiore e l'Orsa Minore. Poiché il suo progetto era stato interrotto, Era lanciò alle due costellazioni una maledizione: sarebbero state costrette a girare per sempre in tondo nel cielo e a non riposarsi mai sotto l'orizzonte.
Un’altra versione racconta che ogni anno Crono (Saturno) inghiottiva i figli appena partoriti dalla moglie Rea. Sul punto di dare alla luce Zeus Rea si nascose e al padre snaturato, invece del figlio, porse una pietra avvolta nelle fasce. Così Zeus si salvò, fu nascosto in una grotta dell'isola di Creta e allevato dalle ninfe Elice (altro nome di Callisto) e Cinosura. Il più potente degli dei greci, in segno di riconoscenza, pose le sue nutrici in cielo tra le stelle: Elice come Orsa Maggiore e Cinosura come Orsa Minore.
I latini chiamavano il gruppo dell'Orsa Maggiore septem·triones, cioè i sette buoi aratori, perché il ruotare di queste stelle intorno al polo nord aveva suggerito l'immagine dei buoi che arano un campo girando in tondo. Da come gli antichi romani chiamavano queste stelle, è scaturita la parola “settentrione”, per indicare il nord.

I Tuareg, popolazione nomade del Sahara che non conosce gli orsi, vedono in essa una cammella.  In altre parti del mondo vengono usati nomi diversi: in Nord America è il grande mestolo, nel Regno Unito è l'aratro.